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"Ciò che ci ha avvicinato all'esperienza dell'affido è stato il fatto di non poter avere figli.
Allora perché non mettere a disposizione la nostra famiglia e la nostra casa ad un bambino che in quel momento ne aveva bisogno? Se noi abbiamo qualcosa che a qualcuno manca, perché non regalarlo?
Non importa se sarà un'esperienza a termine, ma in quel pezzettino di strada che percorreremo insieme, quel bambino potrà sperimentare e vivere ciò che lo stare in una famiglia rappresenta".

Ornella e Paolo vanno dritti al punto, dopo pochi minuti dall'inizio del nostro incontro, mi sembra abbiano già detto tutto, racchiuso in poche e direttissime parole il senso della loro esperienza. Ma continuiamo a chiacchierare e scopro che invece c'è ancora molto da scoprire.

"Ci siamo trovati subito d'accordo rispetto all'idea di intraprendere l'esperienza di affido -LO DICONO ANNUENDO CON DECISIONE E RECIPROCAMENTE SORRIDENDOSI- ma che ne sapevamo noi di essere capaci di essere genitori? 

Ci siamo messi in gioco, fidandoci l'una dell'altro, con la consapevolezza che ci saremmo completati a vicenda. Siamo diversi, ma ci siamo sentiti complementari nell'esperienza di affido.

Ci siamo affidati, sapendo che ci saremmo potuti confrontare con dei professionisti durante il percorso, che avremmo potuto chiedere aiuto in qualsiasi momento.

Siamo stati in ascolto, raccogliendo anche dalle storie di altre famiglie la voglia ed il coraggio per partire".

"La nostra è stata una bellissima esperienza, in parte sicuramente faticosa, come tutte, ma quel che ci ha regalato è un qualcosa che va oltre ad ogni sforzo. La gioia che ci da il poter pensare ed il vedere che ad oggi abbiamo davanti un ragazzino che può andare avanti con le proprie gambe, è impagabile. Sapere che noi abbiamo contribuito a dargli gli strumenti per poterlo fare, è quello che da senso alla strada fatta insieme, è ciò che rende piccola ogni fatica passata.

Luca arrivava da un contesto complicato, aveva alle spalle una storia pesante e difronte un futuro che avrebbe potuto presentarsi difficile. Quello che pensiamo di avergli dato è "semplicemente" la nostra famiglia, con tutto ciò che il crescere in una famiglia comporta: amore, protezione, presenza, sicurezza, ascolto, cura, regole, condivisione di tutto quel che abbiamo, compresi i valori che crediamo essere importanti e abbiamo cercato di trasmettergli.

Speriamo di avergli trasmesso qualcosa che lo renda forte per affrontare la vita... poi lui andrà, come tutti i ragazzi ad un certo punto vanno, ma con degli strumenti diversi.

Avere l'esperienza di una famiglia, un'esperienza che magari potrà riprodurre e che certamente porterà nel cuore, pensiamo sia la cosa più bella ed importante che potessimo dare".

 

L'affido è una forma di accoglienza temporanea, può durare mesi o molti anni, e il momento in cui volge al termine può essere doloroso, sebbene spesso significhi che tutto ha funzionato.

Luca, dopo quasi 8 anni trascorsi con Ornella e Paolo, è tornato a vivere con la sua mamma che, nel frattempo, è riuscita a superare il momento di difficoltà che stava attraversando.

 

"Continuiamo a vederci, proprio recentemente ci ha presentato la fidanzatina. La scorsa estate ha trascorso un mese con noi, è arrivato qui un giorno con il suo valigione e si è sistemato.

- SORRIDONO -

Ci reputa i suoi secondi genitori, sente la nostra casa come la sua casa, si confida ancora con me

- DICE ORNELLA CON GRANDE TENEREZZA - ma era importante che lui tornasse da sua mamma, era giusto lasciarlo andare. La sofferenza nel distacco è stata molta, ma siamo certi di ciò che quell'esperienza di affido ha lasciato in tutti e tre: un rapporto che non finisce e che anzi, continua a crescere.

Oggi è un po' come se fossimo un'unica famiglia: Luca, la sua mamma e noi".

 

"Dopo che Luca se ne è andato, come anche consigliato dall'equipe, abbiamo voluto aspettare un po' prima di iniziare una nuova esperienza di affido. Era giusto prenderci del tempo, lasciar sedimentare i pezzettini di quella storia, stare un po' in ascolto di noi stessi, rielaborare il vissuto per poi sentirci pronti a ripartire.

Dopo circa un anno e mezzo ci siamo rimessi in pista ed eccoci qui, oggi, dentro ad una nuova esperienza di accoglienza".

 

"Quello che diremmo a chi è indeciso se intraprendere o meno la via dell'affido, è di non avere paura. Può essere un percorso in parte faticoso e certamente doloroso nel distacco, ma è soprattutto un dono che apre lo sguardo su un mondo differente da quello che è stato il tuo fino a poco prima. Accogliendo un bambino, ci si apre a far entrare nella propria vita e nella propria famiglia un nuovo universo. Nell'affido si cresce, sempre.

Diremmo di essere sinceri con sé stessi, di ascoltarsi bene prima di iniziare e di non farlo per colmare i propri vuoti.

Diremmo 'Perché no? Perché non regalare quel che si ha a chi ne ha bisogno?' Si tratta di un dono che non priva di nulla, ma a sua volta regala".