Una di-stanza che trasforma

A metà febbraio Simone ed io entravamo a Casa Caracol e, per sdrammatizzare la preoccupazione delle ragazze per il contagio da Corona Virus, ci avvicinavamo e le abbracciavamo. Mai avremmo immaginato quello che è accaduto, ci è voluto un po’ per comprendere la gravità della situazione e realizzare che ci avrebbe travolto. Mai avremmo pensato che lo stare insieme sarebbe cambiato così tanto e mai, come in questo periodo, mi sto rendendo conto di quanto sia importante per me il contatto fisico.

Nella fase estrema di lockdown, noi educatori siamo andati a Casa Caracol una volta alla settimana: per la spesa, per capire come stessero la ragazze, per comprendere meglio di che cosa ci fosse più bisogno. Le nostre ospiti hanno vite complicate, relazioni difficili e complesse da gestire. Si sono sentite sole, sono andate in crisi, hanno sofferto: chi impossibilitata a vedere il fidanzato, chi non ha potuto proseguire lo stage che tanto gli piaceva, chi sola con un bambino di soli tre anni.

Così accade che a Casa Caracol si piange, si sfida, si urla, ci si arrabbia, ci si preoccupa. La solitudine gioca un ruolo forte, alle ragazze i contatti a distanza non bastano e così qualcuno addirittura se ne va. Ed è così che il metro di distanza si allunga, noi dobbiamo e vogliamo esserci, ma sarebbe tutto molto più semplice se si potesse risolvere anche con un bacio, una carezza o un abbraccio. In queste ultime settimane non so quante volte ho detto: “vorrei abbracciarti, ma non posso”.

Il metro di distanza ha trasformato non solo le relazioni, ma anche gli spazi: la cucina di Casa Caracol è diventata piccola piccola. Per questo siamo andati più volte in terrazza, luogo che prima non abbiamo mai utilizzato molto, nonostante l’avessimo dipinta e arredata con tavolino e sedie. È divertente chiacchierare e giocare tra le lenzuola, le magliette, le calze e le mutande stese dagli altri condomini.

Quando si potrà, tireremo fuori l’ombrellone e un tavolo più grande per pranzare insieme, di nuovo vicini.

È difficile non prendere in braccio Abdul, che ti guarda senza capire perché non stai con lui come hai sempre fatto.

Anche lavorare con Wanda e Simone è strano: mi mancano le equipe intorno ad un tavolo, o seduti su una panchina in un parco, il caffè al bar, le sigarette fumate insieme… mi mancano anche gli abbracci tra noi!

Le telefonate ed i miei amatissimi messaggi vocali non sono abbastanza, non per me.

Antonella

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