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“Qualche anno fa, quando ancora non conoscevo Enrico e vivevo in un'altra città, avevo iniziato ad informarmi rispetto all'affido e alle diverse modalità di accoglienza proposte. Sapevo che avrei potuto intraprendere il percorso anche da single, così mi sono interessata, ho raccolto informazioni e contatti, ma alla fine, forse perché non era il momento giusto, forse perché ero sola, non ho trovato il coraggio sufficiente per buttarmi".

Alessandra inizia così il suo racconto, scandendo fasi e momenti con ritmo incalzante, mossa certamente da grande vivacità e da un carattere estroverso, ma forse anche per sciogliere un po' l'imbarazzo iniziale.

"Non molto tempo dopo - continua - mi sono trasferita a Varese e ho conosciuto Enrico e quella lucina dentro di me ha ricominciato a brillare.

In quegli anni i media parlavano spesso dei minori stranieri che arrivano soli nel nostro Paese e della necessità di trovare famiglie disposte ad accoglierli e ad accompagnarli per un certo periodo. Questo è stato lo spunto attraverso il quale Enrico ed io abbiamo iniziato a pensare insieme a ciò che io, fino a quel momento, avevo custodito dentro di me come un desiderio personale.

Ci siamo resi conto, informandoci ed approfondendo la tematica, che la via dell'accoglienza di minori stranieri non accompagnati, sarebbe stata una strada tortuosa e complessa, un percorso in cui ci saremmo forse sentiti soli e un po' persi, ma la lucina ormai era accesa, la scintilla innescata.

A scuola, con alcune colleghe, ho parlato del nostro desiderio e, proprio grazie a Michela, ho conosciuto il servizio Affidi della Cooperativa L'Aquilone".

"Nel mese di marzo del 2018 abbiamo incontrato Valentina, l'assistente sociale dell'equipe; la piacevolezza di quell'incontro e di quella relazione ci ha conquistati e, sebbene ci fosse già da parte nostra grande motivazione, la serenità che ci è stata trasmessa ha rappresentato quella spinta in più che ci serviva per partire: abbiamo compreso che non saremmo stati soli".

Così Alessandra e Enrico si sono avvicinati insieme al mondo dell'affido. Una coppia di insegnanti che si sono incontrati, amati e sposati non in giovanissima età. Appaiono uniti e complici, lei più intraprendente ed espansiva, lui più timido e silenzioso, ma con un sorriso fatto di incredibile dolcezza. Iniziano la loro strada verso l'affido con il corso di formazione nell'autunno del 2018.

"Non mi ero creata particolari aspettative, io sono fatta così, tendo a non precorrere le esperienze creandomi un'immagine a priori, le vivo e sto a vedere cosa accade. Ciò che ho scoperto e che mi ha resa davvero felice, era che Enrico c'era e che quella era anche la Sua esperienza, un percorso che stava vivendo non per assecondare un mio desiderio, ma perché quel desiderio l'aveva fatto suo. L'ho visto nell'impegno che ci ha messo, l'ho sentito nelle sue parole e nella sua vicinanza e ho compreso che questo sarebbe stato un pezzetto di vita nuovo nato proprio su noi due. Capiamo bene che un affido non sostituisce una genitorialità tradizionale, ma pensiamo che sia una delle possibili forme di responsabilità dell'adulto nei confronti di chi sta crescendo, una risorsa reciproca".

Questo "pezzetto di vita nuovo" comincia nel novembre del 2020, proprio durante il secondo lockdown. Alessandra ed Enrico incontrano Davide e la sua mamma una prima volta in Comune, in seguito, per più di un mese, gli appuntamenti e la prima conoscenza avverranno su Zoom. Ci siamo forse abituati a relazionarci ed incontrarci in questi "nuovi luoghi": Alessandra ed Enrico insegnano entrambi alle scuole superiori e la didattica a distanza li ha catapultati in questa dimensione già da tempo, ma iniziare un'esperienza di affido su una piattaforma digitale, appare ai miei occhi, gli occhi di chi li sta intervistando e conoscendo oggi, un'esperienza estremamente coraggiosa... per non chiamare in causa la figura degli eroi che personalmente non amo molto. Mi accorgo invece che la coppia che ho difronte è stata capace di vivere con serenità e grande naturalezza anche questa difficoltà.

"Davide ha 12 anni ed è un ragazzo in gamba, più maturo della sua età, incredibilmente consapevole di sé, della situazione e del bisogno che lui e la mamma hanno, in questo momento, di essere supportati. Ci incontravamo alle 15:30, nei due giorni della settimana stabiliti; in questa prima fase era presente anche la sua mamma. Giocavamo a battaglia navale, perdevamo sempre" - si guardano e ridono - "o barava, o ha un'intelligenza superiore", dice Enrico.

Ridiamo tutti, l'atmosfera già molto gradevole, si scioglie ulteriormente. Non a caso proprio quando iniziamo ad entrare nel vivo della loro esperienza di affido.

"Giocavamo, parlavamo e, chiacchierando, è emerso che a Davide piace cucinare, così abbiamo anche fatto dei tutorial di cucina e preparato insieme biscotti, una crostata, una ciambella... poi ci inviavamo le foto del 'dopo forno'; tutti esperimenti più che riusciti. Oltre a vincere sempre a battaglia navale, Davide è bravo anche in cucina!"

In questo modo, anche se a distanza e attraverso uno strumento freddo come una piattaforma digitale, è iniziata una relazione, si è instaurato un rapporto.

"Oggi, con il senno di poi, pensiamo che la gradualità di avvicinamento imposta dall'emergenza sanitaria, sebbene non prevista, sia stata un elemento favorevole per tutti. Ha permesso a due mondi differenti di imparare a conoscersi con calma, senza imporre abitudini e forzare i ritmi di ognuno.

Sentiamo che questo avvicinamento lento è stato rispettoso e, soprattutto, che ha permesso alla mamma di Davide di avere fiducia nei nostri confronti, di sentirsi tranquilla anche ora che andiamo a prendere suo figlio e lo riportiamo a casa alle nove di sera. Questa fiducia è imprescindibile.

Ora che è passato un po' di tempo e possiamo stare insieme in carne ed ossa, ci rendiamo conto del fatto che sia noi che il ragazzo, sentiamo il bisogno di una maggiore vicinanza fisica, di quel gesto d'affetto che rimane un po' sospeso, ma è la condizione dolorosa che stiamo vivendo tutti in questo momento storico così delicato e particolare. Tuttavia, questa percezione ci rende evidente il fatto che il rapporto si è creato, che la relazione diventa più solida di giorno in giorno e che Davide sta iniziando a vedere in noi delle nuove figure di riferimento, anche dal punto di vista affettivo".

"Quando una famiglia decide di fare affido, certamente parte con una forte motivazione, ma se dovessimo dare un consiglio ad altre persone che, come noi, sentono questo desiderio, diremmo loro di andare a fondo, di ascoltarsi bene e di ascoltare. Durante il percorso iniziale di formazione ed in seguito nei momenti di scambio e confronto con le altre famiglie, abbiamo compreso meglio quello a cui ci stavamo avvicinando, ferma restando l'unicità di ogni relazione che nasce.

Sappiamo che potranno esserci dei momenti difficili, qualcuno lo abbiamo già incontrato, ma la maggior sicurezza in noi stessi e nella nostra coppia, la consapevolezza di non essere soli nell'affrontarli, hanno consolidato e dato forza alla nostra iniziale motivazione".

"Le nostre vite si sono incontrate, intrecciate e sono diventate parte le une delle altre. Faremo un pezzetto di strada insieme, più o meno lungo, più o meno duraturo, ma ci piacerebbe tanto riuscire ad aiutare Davide nell'orientare le sue passioni e le sue grandi potenzialità. Questo per noi darebbe già un grande senso a ciò che stiamo vivendo".