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"Nel 2000, rientrati a casa dopo un periodo trascorso in Missione, abbiamo conosciuto il mondo dell'affido attraverso un'Associazione del nostro territorio che cercava giovani coppie attente a problematiche sociali, disposte ad accogliere nella propria famiglia minori che stavano vivendo un momento di particolare difficoltà.

Proprio attraverso 'Famiglie per l'accoglienza' è partito il nostro percorso di conoscenza delle realtà che si occupano di affido familiare.

Sentivamo però il bisogno di fare un percorso più istituzionale, di rivolgerci a chi potesse garantirci una professionalità ed un accompagnamento nel tempo; ci siamo così affidati ai servizi sociali del nostro comune.

Da quel momento è iniziato un percorso in cui, confrontandoci con gli operatori e le altre famiglie, abbiamo maturato l'idea di ciò che poteva essere più consono e adatto per la nostra coppia: non ci sentivamo fatti per un'esperienza a breve termine, ci sembrava di tappare dei buchi".

Quello che immediatamente mi ha colpita di Giuseppina e Fabio, è la grande spontaneità. Si raccontano con semplicità, senza troppi filtri, senza fronzoli, ma dritti dentro la sostanza: veri, onestissimi.

"Nel 2008 ci arriva la proposta di accogliere Asia e Manuel, due fratelli di 7 e 8 anni, difficilmente separabili se non a costo di grandi sofferenze per entrambi. Ci abbiamo pensato... un giorno e mezzo, poi abbiamo detto di sì" -Si guardano e sorridono- "Se a rispondere fosse stato il cuore, avremmo detto di sì immediatamente, quel giorno e mezzo ci è servito per capire se dal punto di vista pratico ed organizzativo, tutto poteva funzionare.

Già prima di intraprendere il percorso di affido vero e proprio, avendo questo desiderio, avevamo un po' rimodellato la nostra vita in funzione di una possibile accoglienza: io avevo cambiato lavoro, spostandomi più vicino a casa e smettendo di lavorare su turni. Avevamo apportato qualche modifica al nostro appartamento, trasformando la sala da pranzo in una piccola cameretta già con due letti...Ci immaginavamo che il secondo letto sarebbe servito per ospitare l'amichetta o l'amichetto a dormire, poi sono arrivati due fratelli e tutto era pronto. Non serviva più di un giorno e mezzo per dire di sì".

"Negli anni ci siamo accorti di quanto la scelta di non separarli sia stata una buona scelta, per loro, certamente, ma anche per noi. I ragazzi sono riusciti ad aiutarci a comprenderli, proprio perché erano insieme. Pensiamo che se fossero stati divisi, a noi sarebbe mancato un pezzo della loro storia, di quel percorso difficile che hanno affrontato insieme prima di essere accolti nella nostra famiglia. I frammenti di questi vissuti sono emersi pian piano e in maniera differente: Asia più aperta e disposta a raccontare, Manuel più introspettivo e silenzioso, ma l'una nella storia dell'altro. Insieme, ci hanno aiutato a capire, a capirli".

Entriamo ancor più nel vivo di questa lunga esperienza di affido, un'esperienza di ormai 13 anni. Chiedo a Giuseppina e Fabio di provare a soffermarsi su quelli che hanno rappresentato i momenti più impegnativi e difficili.

"I primi due anni sono stati sicuramente quelli più faticosi, un po' perché ancora non ci si conosceva, un po' perché gli impegni e gli appuntamenti erano così tanti ed incalzanti, che ad un certo punto mi sembrava di essere diventata una autista: li accompagnavo a scuola, li andavo a prendere, poi c'erano gli incontri con la psicologa, con l'assistente sociale, con i genitori naturali, in momenti separati perché mamma e papà erano, appunto, separati. Era un continuo e frenetico andare e venire in cui mi sembrava di non riuscire a cogliere come si sentissero i ragazzi dopo quegli incontri. Le loro reazioni sono sempre state molto diverse: dopo aver visto la psicoterapeuta, ad esempio, Asia saliva in macchina e bastavano pochi minuti perché iniziasse a parlare, come se sentisse il bisogno di condividere quel che sentiva, Manuel invece, stanchissimo, si addormentava come un sasso. Io ero un po' in difficoltà, non sapevo se chiedere, quando e come farlo, e devo dire che in questa fase sono stata molto supportata dalla psicologa che, senza raccontarmi nello specifico cosa fosse emerso durante gli incontri con i ragazzi, mi dava delle dritte per meglio comprendere cosa stesse accadendo dentro di loro".

"Desideravamo che si sentissero a proprio agio e non potevamo stravolgere completamente quelle che erano state le loro abitudini fino a poco tempo prima, ma allo stesso tempo ci sembrava giusto ed importante mostrar loro un differente modo di vivere in famiglia, le piccole regole da rispettare. Questa è stata un'altra prova: imparare e sedersi a tavola tutti insieme, mangiare le stesso cibo, lavarsi i denti e mettersi il pigiama prima di andare a dormire... piccolezze per noi scontate, che forse appaiono banali, ma che non lo erano state per loro fino a quel momento. Ancora oggi, dopo 13 anni, è difficile che ci si trovi ad avere lo stesso piatto in tavola, ma anche noi abbiamo compreso che su qualcosa si poteva transigere". -sorridono-

"Ricordo come se fosse ieri il momento in cui siamo andati a prenderli per portarli a casa nostra, ce l'ho ancora stampato in testa; la macchina era carica dei loro vestiti, dei loro giochi, delle loro cose e, non appena abbiamo portato tutto in quella che da quel momento in poi sarebbe stata la loro cameretta, Asia si è seduta sul letto e ha detto 'questa è casa mia'. L'ha sentito lei prima di me, io ci ho messo del tempo per capire che quella era diventata anche casa loro, lo dico con grande onestà. Per Manuel il percorso è stato più lento e faticoso, ci è voluto un po' prima che si sentisse davvero a casa, ma pian piano il momento è arrivato anche per lui.

Dopo qualche anno, dato che avevamo iniziato a scontrarci l'uno con l'altra perché la casa iniziava ad essere un po' piccina, abbiamo proposto ai ragazzi di trasferirci dall'altro lato della strada, in un appartamento un po' più grande. Abbiamo trovato in loro grande resistenza, una resistenza probabilmente dovuta alle loro esperienze passate. 'Siamo stanchi di essere nomadi', ci hanno detto, e ciò che alla fine li ha convinti a spostarsi è stato che dalla finestra del nuovo appartamento avrebbero potuto vedere 'la loro casa' ".

"Arriva il periodo delle scuole medie, del confronto con i compagni e con le vite degli altri, vite in cui non c'era la psicologa, l'assistente sociale, lo 'spazio neutro' per l'incontro con i genitori. Vite diverse dalle loro. Non è stato facile far comprendere a due bambini l'importanza di tutti quei momenti, è stata dura, durissima. I ragazzi ci hanno messo alla prova, forse anche per capire quanto in là potessero spingersi, quanto tenevamo a loro. Arrivavo a sera ed ero davvero stanca, c'è stato un momento in cui addirittura ho creduto di non farcela. In quel periodo il supporto e la vicinanza del servizio, soprattutto della psicologa, ha fatto la differenza e mi ha aiutata a non mollare. Ora le cose sono molto cambiate e siamo capaci di sorridere e scherzare insieme ripensando a quei momenti; i ragazzi sono consapevoli di averci fatti un po' disperare e, a loro modo, manifestano gratitudine per aver tenuto duro ed essere stati sempre e comunque vicini, ma fermi".

La storia di questa famiglia è ricchissima, fatta di tanti e diversi momenti, più o meno difficili, più o meno belli. Loro si raccontano con schiettezza e quel che mi arriva è una grande solidità. Appaiono ora molto sereni, con in volto l'espressione di chi ne ha viste parecchie, ma è riuscito ad attraversare quei momenti senza perdere l'orientamento ed il senso di ciò che stava facendo.

Asia e Manuel sono cresciuti, hanno studiato, ora lavorano. Sono due giovani adulti che, al compimento dei 18 anni hanno scelto il prosieguo amministrativo, ossia di rimanere con la famiglia affidataria.

Tra pochissimo Manuel compirà 21 anni e sarà un uomo libero, così non posso che chiedermi e chiedere loro: cosa succede quando finisce un affido?

La risposta mi sorprende, rimango con gli occhi spalancati a guardarli senza proferire parola:

"Faremo una festa di compleanno, farò una torta e spegneremo le candeline".

A questo punto mi è ancora più evidente la serenità e la consapevolezza delle due persone che ho di fronte.

"Non cambierà niente crediamo, quando Manuel deciderà e potrà, si troverà un appartamentino da solo e si costruirà la sua vita, come tutti i ragazzi fanno ad un certo punto. Noi resteremo sempre Giuseppina e Fabio e saremo qui se avrà bisogno di noi".